Amplificatore operazionale: principi base
Gli amplificatori operazionali, abbreviati in A.O. oppure op-amp, sono tra i componenti analogici più importanti e versatili dell’elettronica. Li troviamo negli strumenti di misura, nei circuiti audio, nei sistemi di controllo, nei sensori e in moltissimi circuiti di condizionamento del segnale. In questa guida vediamo come sono fatti, come funzionano e quali sono i parametri fondamentali da conoscere prima di utilizzarli in un progetto reale.
Cos’è un amplificatore operazionale?
Un amplificatore operazionale è un amplificatore di tensione differenziale ad alto guadagno. Questo significa che non amplifica semplicemente una singola tensione, ma la differenza di tensione tra due ingressi.
Gli op-amp vengono utilizzati nel condizionamento del segnale, nell’amplificazione, nel filtraggio e in numerose operazioni analogiche. Collegando all’op-amp una rete esterna formata da resistenze e condensatori è possibile decidere il comportamento complessivo del circuito: amplificare, invertire, sommare, sottrarre, integrare, derivare oppure filtrare un segnale.
Ingresso invertente, ingresso non invertente e uscita
Dal punto di vista funzionale, un amplificatore operazionale possiede tre terminali fondamentali per il segnale:
Ingresso invertente (−)
Una variazione positiva applicata a questo ingresso tende a produrre una variazione negativa dell’uscita.
Ingresso non invertente (+)
Una variazione positiva applicata a questo ingresso tende a produrre una variazione positiva dell’uscita.
Uscita
Fornisce la tensione risultante dall’elaborazione della differenza tra i due ingressi.
Gli ingressi degli op-amp presentano normalmente un’impedenza molto elevata e quindi assorbono poca corrente dal circuito che genera il segnale. L’uscita, invece, presenta un’impedenza relativamente bassa ed è progettata per pilotare lo stadio successivo entro i limiti di corrente previsti dal dispositivo.
Circuito equivalente di un amplificatore operazionale
Il comportamento fondamentale dell’op-amp può essere rappresentato con un modello equivalente nel quale la tensione di uscita dipende dalla differenza tra i due ingressi moltiplicata per il guadagno interno.
Il guadagno ad anello aperto è normalmente molto elevato. Per questo una differenza anche piccolissima tra i due ingressi può essere sufficiente per spingere l’uscita verso uno dei limiti imposti dall’alimentazione.
Il guadagno di tensione
Il guadagno di tensione indica di quanto viene amplificata la differenza tra i due ingressi. Quando l’op-amp viene utilizzato senza una rete di retroazione esterna si parla di guadagno ad anello aperto.
Retroazione negativa: il cuore dei circuiti con op-amp
La maggior parte delle configurazioni lineari con amplificatore operazionale utilizza la retroazione negativa: una parte della tensione di uscita viene riportata verso l’ingresso invertente.
Questo meccanismo riduce l’enorme guadagno ad anello aperto e permette di ottenere un guadagno complessivo stabile, determinato principalmente dai componenti esterni.
Parametri e caratteristiche dell’A.O. ideale
Per comprendere facilmente il funzionamento dei circuiti si utilizza un modello teorico chiamato amplificatore operazionale ideale. Il dispositivo ideale possiede caratteristiche limite che nessun componente reale può raggiungere perfettamente.
| Parametro | A.O. ideale | Significato |
|---|---|---|
| Guadagno ad anello aperto | Infinito | Una differenza infinitesima tra gli ingressi produrrebbe una grande variazione dell’uscita. |
| Impedenza di ingresso | Infinita | Nessuna corrente viene assorbita dagli ingressi. |
| Impedenza di uscita | Zero | L’uscita si comporta come una sorgente di tensione ideale. |
| Larghezza di banda | Infinita | Il guadagno non cambia al variare della frequenza. |
| Tensione di offset | Zero | Con ingressi uguali non esiste errore differenziale. |
| Slew rate | Infinito | L’uscita potrebbe cambiare tensione istantaneamente. |
Dall’op-amp ideale all’op-amp reale
I dispositivi reali si avvicinano al comportamento ideale, ma presentano sempre alcuni limiti. Questi limiti diventano particolarmente importanti quando si lavora con segnali molto piccoli, frequenze elevate, alimentazioni basse o guadagni elevati.
Larghezza di banda e Gain Bandwidth Product
Un op-amp reale non mantiene lo stesso guadagno a qualsiasi frequenza. All’aumentare della frequenza il guadagno disponibile diminuisce.
Un parametro molto importante è il Gain Bandwidth Product (GBW), che permette di stimare la banda disponibile quando l’amplificatore lavora con un determinato guadagno ad anello chiuso.
Slew rate: la velocità dell’uscita
Il slew rate indica la massima velocità con cui la tensione di uscita può cambiare. Viene generalmente espresso in volt per microsecondo.
Se il segnale da amplificare cambia più rapidamente di quanto l’op-amp riesca a seguire, l’uscita non riproduce più correttamente la forma d’onda e compare una distorsione.
Alimentazione, saturazione e output swing
Un op-amp può utilizzare un’alimentazione duale, per esempio ±12 V, oppure un’alimentazione singola, come 0–5 V.
L’uscita non può assumere valori arbitrari: deve rimanere entro il range consentito dall’alimentazione e dalla struttura interna dell’op-amp. Quando il circuito richiede una tensione superiore a quella disponibile, l’uscita entra in saturazione.
Intervallo di modo comune degli ingressi
Le tensioni presenti sui due ingressi devono rimanere all’interno del cosiddetto input common-mode range.
Questo parametro viene spesso trascurato: un op-amp può essere alimentato correttamente e avere un guadagno teoricamente corretto, ma comportarsi male se la tensione applicata agli ingressi è fuori dall’intervallo consentito.
Tensione di offset e correnti di bias
Nell’op-amp ideale, quando V+ e V− sono uguali, l’uscita dovrebbe essere esattamente quella prevista dal circuito. Nel dispositivo reale esistono però piccoli errori interni.
Tensione di offset
È una piccola tensione differenziale equivalente presente tra gli ingressi. Con guadagni elevati può diventare un errore significativo sull’uscita.
Correnti di bias
Sono piccole correnti associate ai terminali di ingresso. Attraversando le resistenze esterne possono generare ulteriori cadute di tensione e quindi errori.
CMRR e PSRR
CMRR – Common-Mode Rejection Ratio
Indica la capacità dell’op-amp di rifiutare una tensione presente contemporaneamente su entrambi gli ingressi, amplificando invece la loro differenza.
PSRR – Power Supply Rejection Ratio
Indica quanto bene l’op-amp impedisce che variazioni e rumore presenti sull’alimentazione si trasferiscano al segnale.
Il µA741: l’amplificatore operazionale più famoso
Il µA741 è probabilmente l’op-amp più conosciuto nella storia dell’elettronica. Per decenni è stato utilizzato in libri, laboratori, kit didattici e circuiti analogici di ogni tipo.
Rimane eccellente per comprendere i principi fondamentali degli amplificatori operazionali, ma non deve essere considerato la scelta universale per qualsiasi progetto moderno.
Le principali configurazioni con amplificatori operazionali
La vera forza dell’op-amp è la possibilità di ottenere moltissime funzioni semplicemente modificando la rete di retroazione esterna.
| Configurazione | Funzione |
|---|---|
| Amplificatore invertente | Amplifica il segnale invertendone la fase di 180°. |
| Amplificatore non invertente | Amplifica mantenendo la stessa fase del segnale. |
| Voltage follower | Guadagno unitario e alta impedenza di ingresso. |
| Sommatore | Combina più segnali in un’unica uscita. |
| Amplificatore differenziale | Amplifica la differenza tra due segnali. |
| Integratore | Produce un’uscita proporzionale all’integrale del segnale. |
| Derivatore | Produce un’uscita proporzionale alla velocità di variazione del segnale. |
| Filtro attivo | Amplifica e seleziona determinate frequenze. |
Come scegliere l’op-amp giusto
Non esiste un amplificatore operazionale migliore in assoluto. La scelta dipende dal tipo di segnale e dalle condizioni operative del circuito.
Errori comuni quando si usano gli op-amp
- considerare il dispositivo reale identico al modello ideale;
- ignorare l’alimentazione minima e massima prevista dal datasheet;
- pensare che l’uscita possa sempre raggiungere i rail;
- non controllare l’input common-mode range;
- usare V+ ≈ V− anche quando non esiste retroazione negativa;
- ignorare il Gain Bandwidth Product;
- ignorare lo slew rate nei segnali veloci;
- dimenticare offset e correnti di bias nei circuiti di precisione;
- chiedere all’uscita più corrente di quella che può fornire;
- utilizzare automaticamente il µA741 nei moderni circuiti a 3,3 V o 5 V.
Dal principio base al primo circuito pratico
Una volta compreso il comportamento generale dell’op-amp, il passo successivo consiste nell’utilizzare la retroazione negativa per realizzare un circuito il cui guadagno dipenda da resistenze esterne e non dall’enorme guadagno interno del dispositivo.
Il primo circuito che analizzeremo è l’ amplificatore operazionale invertente, una delle configurazioni fondamentali dell’elettronica analogica.

