〰️ Elettronica analogica · Guida 06

Amplificatore differenziale, integratore e derivatore

Con poche resistenze e condensatori un amplificatore operazionale può eseguire vere operazioni matematiche sui segnali. L’amplificatore differenziale produce un’uscita proporzionale alla differenza tra due tensioni, l’integratore accumula nel tempo il segnale di ingresso e il derivatore reagisce alla sua velocità di variazione. Queste tre configurazioni sono alla base di filtri, sistemi di misura, controllo analogico e condizionamento del segnale.

Livello: intermedio Differenziale Integratore Derivatore

Tre operazioni matematiche realizzate in analogico

L’amplificatore operazionale può essere utilizzato per eseguire operazioni che normalmente associamo alla matematica. In un circuito analogico queste operazioni avvengono continuamente e direttamente sul segnale elettrico.

Differenza

Confronta due tensioni e amplifica la loro differenza.

Integrazione

L’uscita dipende dall’area accumulata del segnale nel tempo.

Derivazione

L’uscita dipende dalla velocità con cui cambia il segnale.

Queste configurazioni non sono soltanto esercizi teorici. Sono utilizzate in strumentazione, filtri attivi, controllo automatico, elaborazione analogica, misura di sensori e generatori di forme d’onda.

Amplificatore differenziale

L’amplificatore differenziale utilizza entrambi gli ingressi dell’op-amp e produce una tensione di uscita proporzionale alla differenza tra due segnali.

VOUT ∝ (V2 − V1)

Se i due ingressi cambiano nello stesso modo, la loro parte comune dovrebbe idealmente essere rifiutata. È proprio questa caratteristica a renderlo molto utile nei sistemi di misura.

Esempio concettuale V1 = 2,00 V
V2 = 2,05 V

La differenza utile è soltanto 50 mV, anche se entrambe le tensioni sono vicine a 2 V.

Schema dell’amplificatore differenziale

Schema dell'amplificatore differenziale con V1, V2, R1, R2, R3, R4 e Vout
Schema dell’amplificatore differenziale: l’uscita è proporzionale alla differenza tra V2 e V1 quando i rapporti resistivi sono correttamente bilanciati.

La configurazione classica utilizza quattro resistenze. Affinché il circuito amplifichi correttamente soltanto la differenza tra gli ingressi, i rapporti delle resistenze devono essere uguali.

R2 / R1 = R4 / R3
Il matching delle resistenze è fondamentale. Piccole differenze nei rapporti resistivi riducono la capacità del circuito di rifiutare il segnale comune.

Formula del guadagno differenziale

Nel caso più comune, con R1 = R3 e R2 = R4:

VOUT = (R2 / R1) · (V2 − V1)

Il guadagno differenziale è quindi:

AD = R2 / R1
Se tutte le resistenze hanno lo stesso valore il guadagno differenziale è 1 e quindi Vout = V2 − V1.

Esempio di amplificatore differenziale

Dati V1 = 1,20 V
V2 = 1,50 V
R1 = R3 = 10 kΩ
R2 = R4 = 100 kΩ
AD = 100 kΩ / 10 kΩ = 10
VOUT = 10 · (1,50 − 1,20) = 3,0 V
Il valore è ottenibile soltanto se l’op-amp può realmente fornire 3 V in uscita. Alimentazione e output swing devono essere compatibili con il risultato teorico.

Segnale comune e CMRR

Un segnale presente nello stesso modo sui due ingressi viene chiamato segnale di modo comune. Idealmente il differenziale dovrebbe ignorarlo completamente.

Esempio V1 = 4,000 V
V2 = 4,010 V

La parte comune è circa 4 V, mentre la differenza utile è soltanto 10 mV.

La capacità di rifiutare il segnale comune viene descritta dal CMRR, Common-Mode Rejection Ratio.

CMRR elevato = migliore capacità di estrarre piccole differenze da grandi tensioni comuni. Oltre al CMRR dell’op-amp, conta moltissimo la precisione dei rapporti resistivi.

Integratore con amplificatore operazionale

Nell’integratore la resistenza di retroazione dell’invertente viene sostituita da un condensatore. La corrente generata da Vin attraverso la resistenza carica o scarica il condensatore, facendo cambiare progressivamente Vout.

L’uscita dipende dalla storia del segnale. Un ingresso costante non produce semplicemente un’uscita costante: fa variare Vout linearmente nel tempo.

Schema dell’integratore

Schema dell'integratore con amplificatore operazionale
Schema dell’integratore con op-amp: la resistenza è all’ingresso e il condensatore è inserito nella rete di retroazione.

L’ingresso non invertente è collegato al riferimento. Il segnale Vin raggiunge il nodo invertente attraverso R, mentre il condensatore C collega l’uscita al nodo invertente.

Formula dell’integratore ideale

VOUT(t) = −1/(RC) · ∫ VIN(t) dt

Il segno negativo deriva dalla configurazione invertente. Il prodotto RC determina la velocità con cui l’uscita cambia.

Ingresso DC costante Vin = 1 V
R = 100 kΩ
C = 1 µF

RC = 0,1 s
dVout/dt = −Vin/(RC) = −10 V/s.
Un integratore ideale con ingresso DC finirebbe inevitabilmente in saturazione. Anche offset e piccolissime tensioni residue vengono integrate nel tempo.

Come trasforma le forme d’onda?

Onda quadra → triangolare Un livello costante positivo o negativo genera una rampa lineare.
Impulso → gradino/rampa L’uscita accumula l’area dell’impulso.
Sinusoide → cosinusoide invertita L’integrazione introduce uno sfasamento dipendente dalla convenzione del segnale.
Una delle applicazioni classiche è generare un’onda triangolare partendo da un’onda quadra.

Integratore pratico: perché si aggiunge una resistenza?

Nel circuito reale si collega spesso una resistenza Rf in parallelo al condensatore. Questa resistenza limita il guadagno alle bassissime frequenze e impedisce che offset e componenti DC portino rapidamente l’uscita in saturazione.

fL ≈ 1 / (2π Rf C)
Sopra una certa frequenza il circuito si comporta come integratore. Sotto tale frequenza il guadagno viene limitato dalla resistenza di feedback.

Derivatore con amplificatore operazionale

Il derivatore esegue l’operazione opposta all’integratore. Il condensatore viene posto all’ingresso e una resistenza viene utilizzata nella retroazione.

L’uscita è proporzionale alla velocità di variazione del segnale di ingresso. Un segnale costante produce quindi idealmente uscita zero, mentre un fronte molto rapido produce un impulso elevato.

Schema del derivatore

Schema del derivatore con amplificatore operazionale
Schema del derivatore con op-amp: il condensatore è in serie all’ingresso e la resistenza Rf è nella rete di retroazione.

Formula del derivatore ideale

VOUT(t) = −RfC · dVIN(t)/dt

Il prodotto Rf·C determina quanto il circuito amplifica la velocità di variazione del segnale.

Rampa lineare Vin aumenta di 1 V ogni millisecondo.
Rf = 10 kΩ
C = 10 nF

Rf·C = 100 µs
dVin/dt = 1000 V/s
Vout = −0,0001 × 1000 = −0,1 V.

Come reagisce il derivatore alle forme d’onda?

Onda quadra → impulsi I fronti positivi e negativi generano impulsi di segno opposto.
Rampa → livello costante Una variazione lineare possiede derivata costante.
Segnale DC → 0 V Una tensione costante ha derivata nulla.
Il derivatore enfatizza le alte frequenze. Il rumore contiene spesso componenti ad alta frequenza e può quindi essere fortemente amplificato.

Derivatore pratico e stabilità

Il derivatore ideale ha un guadagno che cresce con la frequenza. Questo comportamento lo rende molto sensibile al rumore e può creare problemi di stabilità.

Per questo nei circuiti reali si aggiungono componenti che limitano la banda:

  • una resistenza in serie al condensatore di ingresso;
  • un condensatore in parallelo a Rf;
  • un’opportuna scelta della banda di funzionamento.
Il derivatore pratico è in realtà un circuito a banda limitata. Si lascia derivare soltanto l’intervallo di frequenze realmente utile.

Differenziale, integratore e derivatore a confronto

Configurazione Operazione Applicazioni tipiche
Differenziale V2 − V1 Misure differenziali, sensori, ponti, reiezione del modo comune.
Integratore ∫Vin dt Generatori di rampa, filtri, controllo analogico, calcolo dell’area.
Derivatore dVin/dt Rilevamento fronti, impulsi, variazioni rapide, elaborazione del segnale.

Limiti dell’op-amp reale

Parametro Perché conta
GBW Limita il comportamento corretto alle frequenze più elevate.
Slew rate Limita la velocità con cui l’uscita può seguire rampe e impulsi.
Offset Nell’integratore può accumularsi nel tempo e portare a deriva.
Bias current Produce errori sulle reti resistive e capacitive.
Output swing Rampe e impulsi non possono superare i limiti dell’alimentazione.
Rumore È particolarmente critico nel derivatore.
Un integratore o derivatore ideale è soprattutto un modello matematico. Nei progetti reali è quasi sempre necessario limitare la banda e controllare il comportamento in continua.

Errori comuni

  • confondere amplificatore differenziale e comparatore;
  • usare resistenze con rapporti non abbinati nel differenziale;
  • ignorare il common-mode range degli ingressi;
  • progettare un integratore ideale senza percorso DC di feedback;
  • dimenticare che l’integratore può saturare anche per piccoli offset;
  • usare un derivatore ideale su segnali rumorosi;
  • ignorare GBW e slew rate;
  • confondere integratore analogico e semplice filtro RC passivo;
  • pensare che un segnale DC produca uscita costante nel derivatore;
  • non verificare l’output swing richiesto dalle forme d’onda generate.